sabato 29 agosto 2026

postato da Cattivo Cliente [14/10/2006 12:11]

Handle with care

Semplicemente mi sentivo incompleto e fragile. 

Questo lasciava presumere che ero consapevole di quello che mi mancava, di ciò che mi serviva per stare bene. Non era vero, credevo di saperlo ma mi sbagliavo. Mi limitavo a presumerlo perchè affermarlo con certezza mi faceva paura ed anche questa fatica era vana. 

E' strano quanto cercassi risposte definitive e quanto mi terrorizzasse sapere che avrei potuto trovarle. 

Incompleto credo di esserlo sempre stato, della mia fragilità mi sono accorto solo ultimamente. Non potrei spiegare il mio affanno, il mio continuo entrare ed uscire da altrui vite se non per cercare la mia parte mancante. 

L'ho cercata anche in me, ho percorso a lungo i sentieri che dal mio cuore portano ai miei pensieri. L'ho cercata nei libri che ho amato e nei racconti della gente che mi ha parlato in lingue sconosciute. 

Ho acceso tutte le luci affinchè non restassero ombre intorno a me, perchè nulla sfuggisse ai miei sensi.

Mi sento ancora incompleto e fragile, ma sono più conscio di me stesso. Tanto da riuscire a tener lontani i vuoti che sovente mi hanno ingoiato. 

Continuo ad entrare ed uscire da altrui vite, ma con delicatezza. Non pretendendo da me risposte, non me ne sono mai date di giuste del resto. 

Ignoro le sensazioni superficiali e mi concentro sul retrogusto della vita che respiro quando nel mio letto non c'è altro calore che il mio. 

Sono sereno a tratti, felice a momenti, leggero ogni tanto, ma va bene così. Vedo persone avvicinarsi e sogni sfuggirmi. Vedo il sole ogni mattina attraverso le mie tende rosse e quello è il momento in cui la mia voglia di vivere è tutta con me. 

Raddrizzo le spalle inspirando quest'aria nuova che sa di buono. Mi inebrio, senza perdermi, di questa sottile felicità. 

Bel momento. 

Maneggiatemi con cura però.


postato da Cattivo Cliente [18/10/2006 15:48]

Abbandonarsi alla terra

Ultimi giorni da questa parte di mondo, poi nuove strade, orizzonti sconosciuti. I crampi allo stomaco stanno arrivando, li sento arrampicarsi dal basso ventre e per ora li sopporto. 

Partire ancora, senza meta come sempre. 

Bagaglio scarso, carta e penna e due occhi grandi così. 

Sono pronto ad affrontarmi. 

Percorrerò la mia immaginazione attraversando i suoi odori, mi insinuerò tra certi sogni che ricorrono da tempo. 

Vivrò un'altra vita tra milioni di altre sconosciute. 

Mi lascerò andare, mi farò prendere, mi abbandonerò alla terra nuova come un bambino alla spalla del padre, addormentandomi sicuro che non mi accadrà nulla di male.

postato da Cattivo Cliente [25/11/2006 17:29]

Mare di nulla

Con dolcezza una chitarra portoghese mi lacera il petto, il liquore dolciastro arde nel mio cuore e brucia i timori degli ultimi giorni. Gli echi dei ritmi latini sono ad un oceano di distanza ed il sapore esotico di istanti già in bianco e nero è solo l’'aspro retrogusto di un frutto colto nella stagione sbagliata.

Mi distendo per appoggiare il bicchiere e una piccola onda si abbatte sul pavimento cocco, mi affaccio dal bordo della vasca e vedo la scia schiumosa che la mia nave si sta lasciando dietro. Destinazione sconosciuta, ancora. Capitano coraggioso, ancora. 

Scivolo più a fondo nella vasca, nella pancia di mia madre, nel ventre delle mie notti ansanti. Il baluginio delle candele disseminate ovunque scioglie tutti insieme i miei fantasmi che mi circondano strisciando sui muri e sul soffitto. Non ho forza per combatterli, chiudo gli occhi rinunciando a me stesso e lasciando che il sale cada sulle carni aperte. Mi concedo al mio respiro, lo ascolto fino a non sentirlo più.

L’acqua si è fatta fredda. I fantasmi sono andati via delusi dalla mia insolita arrendevolezza. Le candele, come gli uomini, invecchiando sono rimpicciolite. Non mantengo una promessa fatta e aspiro una boccata di fumo che mi riempie la pancia e la testa di tranquillità. Le note strazianti del fado si rincorrono per la casa e a me viene voglia di buttare l’'ancora e fermarmi in mezzo a questo mare di nulla. 

postato da Cattivo Cliente [29/11/2006 14:27]


Fidarmi di te

Ho voglia di sognare

Ascolto il tuo mugnaio, il tuo gigante

Seguo la tua voce fin dentro te

Non posso farne a meno

Mi serve

Ti abbraccio per strada

Nella tua città, tra la gente

Vorrei che senza guardarti intorno mi stringessi

Non posso farne a meno

Mi serve

Mi smarrisco tra sentieri di montagna

Nei colori riarsi dalla stagione che ami

Ho bisogno che mi cerchi, che mi aspetti

Non posso farne a meno

Mi serve

Non te lo chiedo il tuo respiro nel mio

Nel nostro letto raccimolato qua e la

Aspetto e aspetto la tua bocca calda

Non posso farne a meno

Mi serve, mi serve, mi serve

Voglio sentirti intorno e dentro

E fidarmi di te.


 postato da Cattivo Cliente [11/01/2007 21:46]


Istanti mutevoli

Nonostante io la trovassi bellissima a lei non piaceva molto.

La sua pelle ha lo stesso profumo di tanti anni fa.

Questo giorno potrebbe cambiarmi la vita.

La sua bocca ha lo stesso sapore di tanti anni fa.

Non è così difficile scrivere, in fondo.

Da queste frasi o dalla loro unione, può venir fuori un mondo...il nostro...

Se mi volto ti vedo...

Se mi muovo ti sfioro...

Tra una frase e l'altra sento il tempo scorrere e non mi fa paura.

Siamo il paradigma di noi stessi.

 postato da Cattivo Cliente [12/12/2006 16:09]


Pensiero di oggi

La fine dell’'estate è ormai lontana, così l'’autunno e le sue tinte incendiate. L'’inverno è ancora tollerante ma presto i suoi folletti prenderanno a pungerci fin dentro al petto e torneremo a desiderare le carezze degli aliti tiepidi della primavera. Poi il cielo sarà di nuovo azzurro, la terra saprà di sole e l’'aria odorerà di salsedine. Mancherà poco allora al giro di boa e fatalmente tornerò a quel primo pomeriggio in cui scesi dalla sua auto lasciando lo sportello aperto mentre lei mi urlava di chiuderlo. Io mi ero già avviato verso la condizione naturale della mia esistenza e udivo appena le sue parole, confondendole al battito d'’ali di una farfalla gialla che mi precedeva sul cammino. Avanzavo rapido superando schiene sconosciute e incrociando sguardi che scansavo per non sostenere. Camminavo percorrendo a ritroso la memoria con le sue tante sconfitte, i mille sogni e quello specchio dentro al quale riuscivo di tanto in tanto a guardarmi per non perdermi del tutto. Tempo vissuto all’insegna di me stesso succhiando linfa vitale da chi si accingeva a me. Dopo il mio passaggio solo bozzoli, involucri, gusci vuoti. Quelle vite attorte, accartocciate, orfane di calore e speranze sono l'’eco incessante della mia vita. E ora lei che non sospetta la mia voracità, lei che si offre con l'’ingenuità di una bambina, lei che vorrei salvare da me perché il suo eco no, non lo sopporterei. Immagino storie con finali tristi: sono quello che perde, che impazzisce o che muore, ma le storie sono scritte per essere lette, lette fino in fondo.


postato da Cattivo Cliente [14/10/2006 12:11] Handle with care Semplicemente mi sentivo incompleto e fragile.  Questo lasciava presumere che...