Ci eravamo allontanati da qualche giorno dal moto perpetuo delle nostre esistenze, stanchi e consumati da un anno impegnativo che ci aveva sfinito. Rifugiarci a Bangkok ci era sembrato terribilmente affascinante e avventuroso ma ora ne avevamo abbastanza di templi, mercati e taxi con i condizionatori a palla. Stavamo fuggendo dal suo caos umidiccio e assordante in un autobus a due piani verde e giallo, ci sentivamo così liberi e lontani da tutti e tutto da fantasticare sulla nostra vita lì, in una rinascita esistenziale, a piedi nudi e gambe incrociate sotto il pancione dorato di un Buddha sornione. Magari ero più io ad immaginarci sbarcati così ad est ma i ragazzi erano affascinati dall'idea e facevano l'elenco dei lati positivi della cosa, mia moglie invece manifestava civilmente il suo parere negativo, confermando la sua paura al cambiamento al di là della natura progressista che sbandierava ad ogni occasione. La sua inclinazione a capire, ad accettare e anche a sacrificarsi per vedere felice la sua famiglia era in netto contrasto con l'idea di un "vero" cambiamento. Ovviamente aveva ragione, l'equilibrio di cui eravamo in cerca non era lì, né in un posto diverso dalla nostra casa ma io soffro terribilmente il fascino dell'ignoto e mi apprezzo soltanto se oltrepasso i limiti, fisici o meno che siano. Certe volte temo che questa mia inclinazione venga scambiata per vanità o per egocentrismo mentre in realtà è soltanto il mio tentativo di essere autentico.
venerdì 22 ottobre 2021
Thai family
Cammino portoghese
Cammino portoghese, da Oporto a Santiago de Compostela e poi oltre, fino a Finisterre per bruciare sulla spiaggia un indumento indossato durante il cammino. Tappe indimenticabili fatte di fatica, di solitudine, di amicizia, di forza e di piccoli momenti felici. Esperienza segnante, metafora dell' esistenza, che non porta semplicemente da un punto geografico all'altro ma che parte da se stessi per terminare dove non ti aspetti.
Una lezione
Ho appena imparato che per vivere momenti autentici bisogna scegliere e non essere scelti.
Himalayan morning
Sono le 6.30, dobbiamo metterci in marcia e fuori piove a dirotto. Aspetto che il mio sherpa decida che cosa fare. Abbiamo una marcia di una decina di ore per raggiungere un crinale da cui sarà possibile ammirare gran parte della catena himalayana, dall'Everest in giù. Ieri sera ci siamo addormentati vestiti per quanto la stanza era fredda. Sogno una doccia, un bagno ed un minimo di privacy. In realtà la doccia avrei potuta farla ma era sul terrazzo di un'abitazione, all'aperto: ho preferito tenermi in salute. Oltre alla pioggia si sente soltanto il cantare dei galli e la presenza delle montagne tutto intorno. Il verde dei pini si estende a perdita d'occhio, potresti entrare in quella foresta e non uscirne più. Immagino che a breve faremo colazione e, pioggia o non pioggia riprenderemo il camino.
Chang Mei
Chang Mei, nord della Thailandia. In un caffè piccolo piccolo c'è una chitarra, Matteo chiede e si esibisce presentando lo striminzito repertorio che conosce. Il caffè risuona delle note che sono abituato a sentire a casa, così la musica, attraverso mio figlio, collega due mondi tanto diversi e lontani.
Rio Negro y monos
Era il 30 marzo del 2013, in navigazione sul Rio Negro nella giungla colombiana. Erano giorni avventurosi e pieni di scoperte quotidiane, giorni incerti fatti di momenti di solitudine e di incontri insperati. Il mio tempo migliore è quello che ho dedicato a viaggiare. Mi sono sempre ritrovato nelle parole di Sam Gamgee quando è in cammino per lasciare la Contea: "Se faccio un altro passo non sarò mai stato così lontano da casa". La sua paura e la sua eccitazione sono, ogni volta, le mie.
Lisboa
Eccola
odorosa di spezie e di pane di mais
rilassata
al tavolino di un caffè a Praça do Comércio
sudata
nelle notti di fado e vino rosso.
domenica 17 ottobre 2021
Masai Mara
Questa foto è stata scattata 18 anni fa. Stasera ho potuto guardarla per la prima volta. Era un fotogramma nero, trasferito di cartella in cartella e oggi è saltato fuori. L'ho schiarito e sistemato al meglio e nonostante la qualità scadente il ricordo che compare non lo è affatto. Ero a Masai Mara, a qualche ora d'auto da Nairobi, tra le mie braccia c'è Bavika, figlia di amici indiani che vivono in Kenya e la mia mano è sulla spalla di un un vecchio masai di cui non ricordo il nome. Eccoci, in posa ognuno per un motivo diverso, con un'età diversa, con un colore diverso, con una lingua diversa. Questa foto è perfetta.
Thai
Andrea vede un gatto sdraiato all'ingresso del tempio, si toglie i sandali, entra e si siede a guardarlo. Matteo si inchina a mani giunte ad una vecchia signora che gli sorride e si inchina a sua volta. Fra, con un fiore di ibisco tra i capelli, guarda i suoi figli con quell'espressione che soltanto una mamma può avere.
Atacama
Non ricordo esattamente quante ore di bus ci vollero da Santiago del Cile fino a San Pedro de Atacama, una ventina credo, e mano a mano che il paesaggio cambiava e l'oceano, le distese di verde, le città, i piccoli villaggi scomparivano al di là del finestrino per lasciare il posto a cactus, sabbia e cielo, allo stesso tempo mi riempivo di un senso di meraviglia che non avevo mai provato prima di allora. Il Deserto avanzava curva dopo curva, metro dopo metro e improvvisamente mi ci ritrovai in mezzo. Queste vecchie carrozze abbandonate, l'unica foto non andata persa di un viaggio improvviso e frettoloso, figlio di una ferita mal sopportata, segna per me il confine tra un mondo tutto sommato possibile da affrontare ed un altro misterioso ed alieno, di cui ho memoria ma che fatico a mettere a fuoco per poterlo raccontare meglio di così.
Offeso
Un giorno mi offesi per qualcosa. Era dicembre e faceva freddo. Avrò avuto otto o nove anni. Come tutti i pomeriggi ero a casa di mia nonna, la mamma di mio padre, che abitava nell'appartamento sotto al nostro. Mia nonna passava tutto l'inverno a guardare telenovelas sudamericane con la stufa al massimo, si moriva di caldo in quel salotto. Dicevo che quel giorno mi offesi, era primo pomeriggio, lo ricordo perché ero tornato da scuola da poco, a piedi, insieme a P. P. non mi piaceva, preferivo R., quella biondina con gli occhi celesti con cui mi misero il primo giorno di scuola ma lei abitava da un'altra parte, mentre P. viveva vicino casa mia. Insomma, ero offeso a morte per qualche torto impossibile da perdonare così me ne uscii in cortile, nel freddo di un inverno bianchissimo. Mia nonna provava a chiamarmi per farmi rientrare, che non avevo neanche il cappotto, ma a me quel sentirmi solo e in balia di qualunque cosa potesse accadermi, piaceva. E più lei tentava di attirarmi, con promesse, con dolcetti, con monete sonanti, più la mia resistenza diventava stoicismo ed io mi sentivo grande e forte. Quando iniziò a fare buio ed il freddo aumentò, mi sedetti sul davanzale della finestra del salotto e mentre mi abbracciavo le gambe stringendomi per scaldarmi, ascoltavo quello che succedeva al di là del vetro e oltre le cortine avana plissettate. Ogni rumore, ogni voce mi riconduceva ad una familiarità soverchiante, che mi faceva male al cuore. Cominciai a desiderare che dall'interno riprendessero a pregarmi di rincasare perché allora avrei potuto concederglielo, ma ormai tutti erano persuasi che insistere non sarebbe servito, forse si erano stancati di me, mi avevano dimenticato. Restai lì finché mamma non tornò dal lavoro. Sentii mia nonna che dalla porta-finestra che dava sulle nostre scale la chiamava per dirle di venire a prendermi e, nonostante mia mamma fosse restia ad entrare a casa di nonna, entrò. Attraversò parte del corridoio, superò la cucina in penombra ed uscì in cortile. Venne alla finestra e mi guardò allungando le braccia verso di me, sollevandomi da quel marmo ghiacciato. Mi strinse nel suo cappotto grigio che profumava di mamma, poi mi guardò come a chiedermi cosa fosse successo. La guardai di rimando senza parlare e ci sorridemmo di un sorriso impercettibile che soltanto noi due sapevamo esserci stato.
postato da Cattivo Cliente [14/10/2006 12:11] Handle with care Semplicemente mi sentivo incompleto e fragile. Questo lasciava presumere che...
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